4. Andrea Be., Ivan, Stefan, Irene P., Davide T., Alessandro


Coordinate narrative
  • Personaggi essenziali: una giovane donna immigrata per trovare lavoro (protagonista); una bambina (co-protagonista)
  • Tempo della vicenda: giorni nostri
  • Durata della vicenda: alcuni mesi
  • Luogo: una grande città dell'Italia settentrionale


TITOLO: Un viaggio per la felicità

Capitolo 1: Maria

La fresca brezza del porto solleva l'odore da sale e del pesce appena pescato;sarebbe bello se durante tutto l'anno fosse così fresco.
Qui a Valona (Albania), ci sono molti porti, in particolare questo è il porto principale. Ci sono molti moli per gli scafi tra cui molti abbandonati dove è possibile sedersi e prendere il sole. Le coste sono stupende e profumano di agrumi, la vegetazione è ricca e orgogliosa, i fiori sono dipinti di tutti i colori dell'arcobaleno.
Lo scialle mi vola via lasciando una scia di profumo, mollo la valigia e comincio a correre. Riesco a riprenderlo e facendo finta di correre, torno da Aurora, la quale sta giocando insieme alla sua piccola valigetta rosa con le bambole.
Aurora è mia figlia, ha 4 anni ed è sordo-muta.
Alla nascita di Aurora, il dottore mi aveva detto che aveva una grave malattia e che aveva solo sette giorni di vita. Non so, forse è stato un piccolo miracolo della scienza ma, dopo sette giorni e sette notti, lei era ancora li, in forma e piena di sorrisi e di voglia di vivere.
A 2 anni ci siamo accorti, io e mio marito, che non parlava mai, così ci siamo rivolti al dottor Blascocke: questi, senza troppi giri di parole, ci aveva annunciato che Aurora non avrebbe mai parlato e mai sentito.
Due anni più tardi l'abbiamo operata perchè il dottore ci aveva detto che c'era la possibilità di guarigione per la bambina, ma, un mese dopo, Aurora era un mostro bianco come il latte e con il viso deformato. I medici hanno detto che l'operazione era fallita e che la bambina sarebbe rimasta invalida a vita. E' stato uno dei momenti peggiori della mia vita quello di prendere mia figlia in braccio e vederla soffrire così tanto, lei che era la "bambina bianca". Alla notizia, mio marito Alcazan non ne ha voluto sapere un minuto di più: ha preso tutti i soldi dal cassetto e li ha messi nella tasca del giubotto, lasciando solo pochi spiccioli. La mattina dopo, Alcazan era sulla sedia, appoggiato al muro con una puzza da alcol e sudore per tutta la stanza.
Dopo una serata di divertimento, aveva perso la casa perchè, ha annunciato "avevo finito i soldi e dovevo pur divertirmi in qualche modo". Ho pensato immediatamente di andarmene e portarmi via la piccola, e Lui ha strappato il peluche "Rosa" dalle mani di sua figlia e l'ha buttato via; quando la piccola ha aperto bocca per lamentarsi l'unica cosa che ha ottunuto è stato un grosso segno rosso sulla guancia. Quella stessa notte ho preso Aurora e un po' di soldi dal cassetto, i pochi che erano rimasti, e me ne sono andata.
Sono circa le 14,00 e la nave dovrebbe essere qui già da un bel pezzo. Le nuvole corrono veloci nel cielo, quasi si sfidassero: ecco, il sole ne ha coperta una, Aurora ride e solleva le manine in alto così decido di prenderla in braccio e ridere insieme a lei: ora sta indicando un puntino all'orizzonte che si ingrandisce sempre più; è la "nave".





Capitolo 2: Elena
Era la borsetta più carina che avessi visto. La vetrina brillava di mille slendide luci che facevano brillare tutti gli oggetti esposti, facendoli assomigliare a qualche giocattolo per le ragazze grandi.
Tutti i negozi brillano di luce propria, come delle vere stelle.
Milano è una città splendida per fare shopping, inoltre, con tutti quei bei negozi in cui dietro alle vetrine ci sono splendidi vestiti, mi verrebbe voglia di spendere tutti i soldi che mamma e papà mi hanno dato per qualche altro bel vestito. Milano è proprio una splendida città.
Però, lo potrei fare solo se avessi con me più soldi e la mia paghetta settimanale fosse più abbondante, ma aimè non è così. Prima o poi, però, dovrò convincere i miei genitori a darmi più soldi, perchè 234 vestiti per una bambina della mia età e del mio calibro sono veramente pochi... ma come posso fare??? povera me, sono proprio una bambina sfortunata...
«Tesoro, tieni una borsa»
«Louis Vuitton, mamma?»
«Sì, avevamo bisogno di una borsa nuova, cara».
“avevamo bisogno di una nuova borsa” penso;
-abbiamo bisogno anche di un nuovo beauty mamma!-
-certo che ne abbiamo bisogno!-
Il prossimo negozio è Fendi perché ha dei bellissimi coordinati-borsa, beauty, tracolla esposti in vetrina. Tutto è così luccicante che ho fastidio agli occhi; abituata all’ambiente che mi circonda, penso che questo sia il mio habitat naturale, il luogo in cui i sogni di una bambina di otto anni possono diventare realtà.
Mi sento soddisfatta perché ho comprato il 235esimo vestitino da Gucci. L’ho visto per caso e questo è bastato. Improvvisamente eravamo solo io e lui: mi guardava e piangeva dicendo che, se non l’avessi comprato io, sarebbe finito per non essere valorizzato e apprezzato, come poche persone sapevano fare. Io lo sapevo fare, e questo è un motivo sufficiente per tirar su di morale un povero vestito che non ha autostima di se stesso. Dopo due minuti stringevo già i cordoncini della borsa con dentro il mio bel vestitino rosa a pois.
Mamma mi prende per mano, due borse lei ed una io; un sorriso nel suo volto e un sorriso sul mio; delle scarpe bianche lei e delle scarpe bianch…
Scoppio a piangere. Le scarpe sono spo Accept-Encoding: gzip, deflate i che troveremo una fontanella dove pulire le scarpe.
Il tempo si sta rannuvolando e la fontanella non l’abbiamo ancora trovata.
Ci troviamo in un quartiere che non avevo mai visto: le case hanno i muri sporchi e assomigliano alle mie scarpette bianche sporche. Tutto è strano in questo posto.
Dentro ad un vicoletto vedo del fuoco e tanto fumo che punta alto; ci sono anche delle persone intorno al fuoco.
-mamma cosa stanno facendo?-
La mamma vista la realtà delle cose accelera il passo;
-stanno giocando, Elena, come fai tu con le bambole-
-ma si può giocare con il fuoco?-
-sì Elena, lo possono fare solo i bambini grandi però- la mamma non aveva più il sorriso nè le scarpe bianche. C’era qualcuno che ci seguiva.
-mamma, ti sei sporcata le scarpe-.



Capitolo 3: Maria
La “nave”-barcone è più mal ridotta di quanto pensassi; la puzza da pesce e mangiare è impressionante. Sento qualcosa di viscido sotto il piede (dal modo in cui scivola), è un semplice branzino. Mi piace l’idea di andare a Milano. Milano è una città così ricca e piena di allegria, la capitale italiana della moda e dello “chic”; sempre se ci arrivo tutta intera. La puzza da pesce mi sta facendo venire la nausea: prendo un fazzoletto e me lo metto davanti alla bocca. È impressionante come un cibo così buono come il pesce puzzi così tanto. Il tempo per nostra fortuna è soleggiato con qualche nuvola a forma di pecorella, un gregge di pecorelle che corrono incontro al sole.
Aurora è felice perché le ho appena preso un orsacchiotto di peluche che da tanto tempo voleva avere. Ogni giorno posso mangiare due spuntini e prendere un pessetto di dolce al cioccolato per Aurora.
Arriviamo nel porto di Trieste dove la corriera mi sta già aspettando nel parcheggio.Ringrazio il capitano della nave, il quale mi fa le condoglianze e mi augura un buon alloggio a Milano.Le ore passano veloci; ho in mente solo la voce strozzata di Aurora e una domanda:“perché?”Le lacrime sono amare e bruciano. No, non posso piangere ancora.Scendo alla stazione di Milano poche ore dopo, prendo la valigia e piango.Gli occhi sono Rossi e il naso cola.L’hotel si trova in un quartiere al di fuori del centro di Milano.Mi fermo a mangiare un panino in una panchina e penso che dovrei essere quasi arrivata. Solo allora mi accorgo che la cartina è storta e decido di chiedere informazioni:-Mi scusi, dove posso trovare l’ “Hotel Re?”-sempre dritta e poi gira a sinistra--grazie signore-Sono circa le sei di sera e non vedo l’ora di mangiare qualcosa.Giro e giro, ma dell’hotel nemmeno l’ombra.Mi trovo in un quartiere strano. I muri sono sporchi e imbrattati da vandali; vedo una luce riflessa nel muro: qualcuno ha acceso un focolaio.Nel vicolo vi è un fuoco e delle persone intorno: mi avvicino e chiedo se qualcuno può aiutarmi. Quando iniziano a parlarmi riconosco l’accento: -Siete albanesi?- -Sì,ci siamo quasi morti per l’Albania, perché?- -Anche io sono albanese, e sono venuta a Milano in cerca di un lavoro e una vita migliore- -Che,è da sola?- -mia figlia è morta durante il viaggio in un incidente con il gommone- -Ti ammazza quella roba, glie lo dicevo a moglie mia che prima o poi sarebbe morto qualcuno; dai su su, portate una salsiccia alla signora…?- -emh…Maria,mi chiamo Maria- -Ecco bene, portate una salsiccia alla signora Maria-
L’atmosfera è festosa anche se, viste le condizioni di vita, non ci sarebbe proprio niente da festeggiare: il fuoco funge da stufa, forno e fornello ed è stato fatto in un bidone della spazzatura, i “letti” sono degli stracci ammucchiati in un angolo del muro e non esiste un bagno. La famiglia è formata da Aushtrim, l’uomo con cui ho parlato, Da sua moglie Linafigh e due gemellini: Glichtera e Kutrimneto, un maschio e una femmina.Glichtera e Kutrimneto hanno quattro anni e mi ricordano tanto Aurora; a un certo punto vedo passare la donna più bella che abbia mai visto e sua figlia sembra una piccola star del cinema.Saluto e ringrazio Aushtrim e la moglie per la cena e la chiacchierata, esco dal vicolo e comincio a seguirle, forse sanno dove si trova il mio hotel.Accelerano il passo e comincio con una corsetta e arrivo a correre. Le supero. Sono davanti a loro e mi guardano impaurite, forse ho i capelli in disordine.La donna mi dice che non avrò mai i suoi soldi e i suoi vestiti, mentre la bambina dice di aver paura. -Signora mi scusi, ma io volevo solo un’informazione- le dico preoccupata. -Bene, allora fai questa domanda così andiamo via!- la donna si agita. -volevo solo sapere se…- lasciata la frase in sospeso, la donna corre via, perde una scarpa ma continua a correre; la bambina la segue ma non riesce ad andare veloce per via dei tacchetti che ha ai piedi, dopodichè inciampa e cade. Corro in suo soccorso e l’aiuto ad alzarsi, ha le ginocchia sbucciate e si è sporcata tutto il vestitino.

Capitolo 4: Elena
Mamma è spaventata, una donna è davanti a noi e ci guarda con aria cupa. Mamma dice di scappare perché la signora vuole rubarci i vestiti che abbiamo comprato. La signora ci fa una domanda e avanza leggermente verso di noi: mamma mi lascia la mano e corre via. Cerco di seguirla ma i piedi mi fanno male. Ad un certo punto mi ritrovo per terra con le ginocchia e i gomiti sanguinanti; la signora corre verso di me e mi aiuta ad alzarmi.
"ti sei fatta male?" borbotta la signora.
Due lacrimoni mi scendono sulla guancia e la signora sorride.
"come ti chiami?"
"Mi chiamo Elena e tu?"
"io mi chiamo Maria, sono appena arrivata a Milano e mi sono persa"
"io stavo facendo shopping con la mamma e poi ci siamo perse anche noi"
La signora ride e dice che le dispiace di averci spaventate. "dov'è la tua mamma? Dov'è scappata? Io non volevo spaventare nessuno!"
La signora Maria, mi chiede se voglio un succo di frutta e io accetto volentieri perchè sembra unna persona gentile e leale. Ci dirigiamo al bar che si trova davanti a noi, oridiniamo due succhi di frutta alla pesca e ci sediamo.Parliamo un po' di noi e dopo due minuti sapevo già tutto di lei, e lei tutto su di me. Maria mi promette che dopo andremo dalla polizia, così potrò tornare a casa. Sono le sette e comincia ad essere scuro, le chiedo di andarci adesso dalla polizia perchè comincio ad avere paura e lei mi risponde di sì.
Chiede informazioni al banco e dopodichè usciamo dal bar. Mi chiedo solamente cosa succederà adesso.
Sento gridare il mio nome dalla strada e riconosco la voce di mia madre. Mi fiondo fuori dal bar e l'abbraccio. E' il momento più bello della mia vita. Mamma mi guarda, mi bacia e mi stringe forte. Solo dopo alcuni minuti mi accorgo che c'è anche la polizia e chiedo spiegazioni a mia madre: mi dice che aveva paura che Maria mi avesse rapito e sono venuti a cercarla perchè non ha un permesso di soggiorno.
La vedo: ha gli occhi pieni di paura mentre la stanno amanettando. Smetto di abbracciare mia madre e corro da Maria, mi attacco alle sue gambe e non la lascio. Un poliziotto cerca di staccarmi ma io non mollo; arriva correndo anche la mamma e mi dice di non essere sciocca e di lasciare la presa. Maria mi guarda e sorride e mi dice che sono una brava bambina ma che adesso devo ascoltare mia madre. Lascio le gambe di Maria e scoppio a piangere. Mamma mi guarda, si inginocchia e mi dice che non la conosco nemmeno, io le dico che siamo diventate amiche, che mi ha offerto un succo di frutta e che mi ha fasciato le ferite che mi ero fatta cadendo.Mi guarda, si alza, mi prende la mano e mi strattona via verso una macchina.
Quella notte non riesco a dormire e penso continuamente a Maria. La mattina mi sveglio e decido di fare una proposta a mamma.
Sono circa le nove e la tavola è imbandita di golosità; prendo una brioche e del thè freddo e mi siedo nel lato opposto del tavolo rispetto a dove è seduta mia madre. La guardo intensamente negli occhi e comincio a parlarle:
"Ho una proposta da farti, mamma"
"Ok tesoro, dimmi pure"
"Ogni due giorni andiamo a trovare Maria in prigione e le portiamo la colazione, visto che non la servono nemmeno"
"Perchè dovrei accettare? Quella donna poteva farti anche del male!"
"Non l'ha fatto! Sei stata tu che mi hai lasciato lì per terra, lei mi ha solo aiutato"
Vedo per la seconda volta mia madre piangere; la prima volta è stata quando mio padre se ne è andato e adesso sono io che la faccio piangere.
"Va bene, figlia mia" mi risponde
"A patto che tu adesso vada a scuola"
Finisco la colazione, mi preparo e vado a scuola.
Uscita da scuola, mamma mi viene a prendere e mi dice che andremo a trovare Maria in carcere e le porteremo qualcosa da mangiare. Sono molto contenta di rivederla perchè mi ha raccontato che assomigliavo molto alla sua bimba che è morta, "anche mia figlia aveva due bellissimi occhi azzurri e i capelli scuri come i tuoi, sembrava una vera principessa". Arriviamo ai cancelli, ci dirigiamo all'interno della questura e chiediamo se è possibile incontrare "Maria Filghert". L'uomo dietro il bancone sussurra qualcosa ad un altro uomo e dopo alcuni minuti ritornano con Maria. Solo a vederla, il mio cuore fa una capriola: mi vede e mi sorride. Parliamo, parliamo e parliamo finchè l'orario delle visite non finisce e le promettiamo che ogni due giorni verremo a trovarla e le porteremo una sorpresa. Usciamo dalla questura e abbraccio mia mamma, ringraziandola di cuore per avermi concesso la possibilità di venirla a trovare. Questa notte posso dormire tranquilla e felice.
Passano i mesi e arriva il giorno in cui Maria viene scarcerata. Io e mamma andiamo ad aspettarla seduti nella sala d'attesa. La vedo uscire e corro ad abbracciarla, sono felice di ciò che è appena successo: anche mamma è corsa ad abbracciarla.
Mamma le chiede se ha un lavoro e un posto dove andare, ma lei risponde che pensa di trovarsi un appartamento e inviare qualche curriculum per trovare un posto di lavoro. Proprio in quel momento mamma le fa una proposta: venire a vivere a casa nostra e in cambio fare le pulizie gratuitamente. Dice che le avremmo fatto ottenere noi la cittadinanza italiana. Mentre compila i documenti, mamma le fa qualche domanda:
"Da quale paese proviene?" "Albania"risponde felice.
"Ha figli? Se sì, quanti?" "no, non ne ho" in quel no, il tono di voce si fa forzato e triste
"Parla la lingua italiana? Se sì, prechè?" "parlo bene l'italiano perchè l'ho studiato a scuola per tanti anni"
Mamma sorride a Maria e viceversa perchè ora sono diventate amiche.
"Maria emh...mi dispiace per tutti i problemi che le ho provocato" il tono della mamma è imbarazzato.
"Signora Caterina, dovrei essere io a scusarmi per averle fatto prendere paura"
"Quindi, siamo pari?"
"No, saremo pari solo quando ci daremo del tu"
"Ok Maria, andiamo a bere un bel thè freddo al limone"
Segue una risata generale.
E' questo che mancava nella mia vita, una persona che oltre mamma mi volesse bene e mi facesse ridere; anche se ho perso un padre, so di aver trovato un'amica, un'amica speciale.

Capitolo 5: Maria
Aiuto la bimba ad alzarsi. Ha i lacrimoni e ha le ginocchia e i gomiti sanguinanti. Prendo un fazzoletto di stoffa dalla mia borsa, lo bagno nella fontanella che è a pochi passi da noi e gli medico le ferite, dopodichè faccio a brandelli l'altro fazzoletto e gliele fascio. Ha un' aria molto scossa. Le chiedo come si chiama e mi risponde "Elena", poi mi chiede come mi chiamo io. Le chiedo se vuole un succo e intanto guardo per caso se c'è sua mamma nei dintorni.
Elena accetta volentieri un succo; ci dirigiamo verso il bar che è a pochi passi da noi, ordiniamo due succhi e ci mettiamo a parlare.
"Quanti anni hai?" le chiedo
"Otto, vado per i nove, e tu?"
"Io piccolina ne ho 30, però sembro più vecchia per via delle rughe"
"Ma sei sposata?"
"No piccina, sono stata sposata con un uomo però sono fuggita"
"E perchè sei fuggita?"
"Perchè in quella casa io e mia figlia stavamo morendo di fame"
"Hai dei figli?"
"Avevo una bambina bellissima, si chiamava Aurora, aveva gli occhi azzurri e i capelli scuri come i tuoi, Elena, sembrava una vera principessa. Durante il viaggio è successo un incidente con l'imbarcazione ed è morta."
"Mi dispiace, signora Maria".
Finito il succo mi dirigo alla cassa per pagare e vedo Elena correre fuori di corsa dal bar. Lanciò i soldi alla cassiera e mi fiondo fuori dalla porta. Vedo Elena che abbraccia la donna bellissima e tanti uomini in divisa blu. Uno viene verso di me e mi ammanetta. Elena mi corre incontro e si aggrappa alle gambe, un poliziotto cerca di staccarla, ma lei resiste. Arriva la madre che le sussurra qualcosa nell'orecchio e lei piangendo si stacca. La polizia mi carica nella macchina e mi portano nella questura di Milano. Mi assegnano una cella singola perchè la "mia coinquilina" è stata liberata giusto cinque minuti fa. Le pareti sono umide e puzzano da muffa. Il letto è morbido e c'è anche una piccola radio portatile. Prendo la redio e cerco una frequenza con il segnale. Passo ore a cercare una stazione e finalmente ne trovo una, "radio Maria", che coincidenza. La notte non riesco a dormire e quindi continuo a dormire fino a luna.
Ad un certo punto, entra un poliziotto e mi dice che ci sono visite per me; mi accompagna lungo la tormentata sfilza di celle e arrivo nella "sala ricevimento". Sono lì che mi aspettano Elena e sua madre. Elena è felice, mentre sua madre non alza nemmeno lo sguardo. Parliamo finchè una campanella annuncia la fine dell'orario delle visite. Elena mi sorride e mi promette che verrà a trovarmi ogni due giorni e che mi porterà un regalo. "Quella bambina deve essere proprio un animo puro" penso. L'agente mi riaccompagna nella cella e la chiude a chiave. Passo le giornate a pregare con "radio Maria" e ridendo leggermente per le persone credulone che chiamano per avere qualche assurdo miracolo. Passano i mesi e finalmente, arriva il giorno della scarcerazione. Il poliziotto entra con una campanella e me la suona nell'orecchio, io lo guardo male e borbotto qualcosa. Mi accompagna fuori dalle sbarre del carcere e vedo all'orizzonte Elena e sua madre che mi stanno aspettando.
Elena corre ad abbracciarmi e anche sua madre. Con la signora Caterina ho legato molto in questo periodo, mi teneva informata sulle ultime tendenze della moda. La signora si stacca e mi chiede cosa farò adesso e se ho un posto dove stare e lavorare. Io le rispondo che penso di prendere un appartamento e inviare qualche curriculum. La signora, mi propone una cosa incredibile: mi propone di fare la badante e vivere a casa sua. E' incredibile!
"L'unico problema" le dico "è che non ho la residenza italiana"
"Nessun problema" esclama lei "sarai affidata alla nostra famiglia"
Richiede il documento al bancone centrale e mi fa qualche domanda sulla mia vita, dopodichè lo consegna. Si scusa per il suo comportamento e io mi scuso per il mio. C'è una risata generale e propone di andare a bere un thè freddo asl limone "il mio preferito!" esclamo.
Ci dirigiamo tutte contente fuori dalla questura, io tengo per mano Elena e sia io, sia lei, sia Caterina abbiamo un bel sorriso bianco.
E' questo che mancava nella mia vita, una persona che riuscisse a riempirmi i buchi del mio cuore. Ho trovato due amiche e una delle due mi ricorda tanto Aurora. Forse è stato per merito dli quella preghierina che ho detto per radio Maria, o forse, bah...solo fortuna.
FINE
































SCHEDA MARIA ELENA


Nome del personaggio: ELENA
Rango: CO-PROTAGONISTA
Note della produzione:Elena è una bambina che è stata trovata e accudita da Maria
Descrizione fisica: Bambina di circa 8 anni, non molta alta, ha i capelli di color castano gli occhi azzurri, corporatura magra
Tratti psicologici: Permalosa, capricciosa ma molto simpatica e si affeziona alle persone e agli oggetti
Altre specificità: Ha la passione per la lettura, per i vestiti, per le scarpe, cerchielli e per i capelli in generale




SCHEDA PERSONAGGIO MARIA


Nome del personaggio: Maria
Rango: Protagonista
Note della produzione: È una donna di 30 anni appena arrivata in Italia che si è stabilita a Milano ed è in cerca di lavoro. Descrizione fisica È alta 1.72 m capelli e occhi castani indossa solitamente Un maglione e una gonna lunga ha il viso mal ridotto e rugoso ed ha le lentiggini
Biografia è nata nel 1981 quando è caduto il muro di Berlino; proseguì fino alla terza media e decise di mollare gli studi per trovare lavoro poi compiuti i 29 anni è
stata licenziata e non trovando lavoro a 30 ha deciso di trasferirsi in italia.
Tratti psicologici quando non capisce qualcosa inclina la testa verso destra quando parla agita le mani, ogni tanto si arrabbia però è una persona buona e gentile.
Altre specificità ama gli animali e ama giocare con loro
Trivia